Ma io chi sono?

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Donna con cappotto legge sul telefono la frase «MA IO CHI SONO?»

Conosci te stesso senza paura e senza giudizi

Conoscersi non significa trovare una definizione di sé, ma imparare ad ascoltarsi, riconoscersi e accettarsi anche nelle proprie contraddizioni.

Quante volte ti è capitato di chiederti: «Ma io chi sono davvero?».

A volte la domanda emerge nei momenti di cambiamento, quando qualcosa nella nostra vita non ci soddisfa più. Altre volte arriva dopo una delusione, una difficoltà relazionale, una scelta che non riusciamo a compiere o semplicemente quando ci accorgiamo di non riconoscerci più nei comportamenti che mettiamo in atto.

Eppure, anche quando desideriamo conoscerci meglio, non sempre siamo pronti a guardarci davvero.

Perché conoscere se stessi significa anche incontrare parti che non ci piacciono, riconoscere fragilità, paure, insicurezze, bisogni che abbiamo imparato a nascondere e comportamenti che magari preferiremmo non avere.

È più facile raccontarci chi siamo attraverso le nostre abitudini, i ruoli che ricopriamo e l’immagine che gli altri hanno di noi.

Molto più difficile è fermarci e domandarci se quella persona corrisponde davvero a ciò che sentiamo di essere.

Siamo molto più dei ruoli che ricopriamo

Siamo figli, genitori, partner, professionisti, amici. Nel corso della vita impariamo a interpretare tanti ruoli, adattandoci alle aspettative degli altri e alle situazioni che incontriamo.

A volte, però, finiamo per identificarci completamente con questi ruoli.

Ci convinciamo di dover essere sempre forti, disponibili, efficienti, comprensivi, indipendenti. Costruiamo un’immagine di noi stessi che ci permette di sentirci accettati e riconosciuti, ma che non sempre lascia spazio a ciò che siamo veramente.

E così può capitare di non sapere più distinguere quello che desideriamo da quello che pensiamo di dover desiderare.

Conoscersi significa anche imparare a riconoscere questa distanza.

Perché abbiamo paura di guardarci dentro?

Spesso affrontiamo la conoscenza di noi stessi con un atteggiamento poco indulgente.

Quando riconosciamo un nostro limite, tendiamo a giudicarci.

Quando emerge una fragilità, la interpretiamo come una debolezza.

Quando ci accorgiamo di aver ripetuto un comportamento che ci fa stare male, ci rimproveriamo per non essere riusciti a cambiarlo.

Ma il giudizio non sempre aiuta a comprendere.

Anzi, può diventare un ostacolo: ci porta a difenderci, a giustificarci o a nascondere proprio quelle parti di noi che avrebbero bisogno di essere ascoltate.

Proviamo allora a cambiare prospettiva.

Smettiamo di dirci «Io sono fatto così».

Questa frase, apparentemente innocua, può diventare un modo per giustificare comportamenti, evitare di mettersi in discussione e rinunciare alla possibilità di cambiare.

Proviamo invece a farci le domande giuste:

  • Perché reagisco sempre in questo modo?
  • Che cosa si nasconde dietro questo comportamento?
  • Quale bisogno sto cercando di soddisfare?
  • Che cosa mi impedisce di comportarmi diversamente?
  • È davvero il mio modo di essere o è qualcosa che ho imparato nel tempo?
  • Questo modo di essere mi fa stare bene? E fa stare bene le persone che mi sono vicine?

Non sono domande per trovare colpevoli, ma per comprendere meglio il nostro funzionamento.

Accettarsi non significa smettere di cambiare

C’è una differenza importante tra accettare se stessi e rassegnarsi a essere sempre uguali.

Accettarsi significa riconoscere ciò che siamo oggi, con le nostre risorse e le nostre difficoltà, senza dover continuamente dimostrare qualcosa.

Non significa giustificare ogni comportamento, rinunciare a migliorarsi o ignorare ciò che ci fa soffrire.

Significa partire dalla consapevolezza, anziché dalla critica.

Solo quando riusciamo a osservare i nostri comportamenti senza condannarci possiamo comprendere quali vogliamo mantenere e quali, invece, desideriamo modificare.

La conoscenza di sé non è un punto di arrivo, ma un processo che evolve con le esperienze, le relazioni e le diverse fasi della vita.

Imparare ad ascoltarsi

Conoscersi richiede tempo e disponibilità a fermarsi.

Significa prestare attenzione alle emozioni, riconoscere i propri bisogni, osservare le reazioni e accorgersi di quei meccanismi che si ripetono, spesso senza che ce ne rendiamo conto.

Può essere utile iniziare da piccoli momenti di consapevolezza:

  • Osserva ciò che provi, senza cercare subito di modificarlo.
  • Nota quali situazioni ti fanno sentire energico e quali, invece, ti svuotano.
  • Riconosci quando agisci per scelta e quando per paura di deludere qualcuno.
  • Concediti di avere idee, desideri e sentimenti anche contraddittori.
  • Impara a distinguere ciò che pensi di dover essere da ciò che senti di essere.

Non devi necessariamente trovare subito tutte le risposte. A volte è proprio imparare a porsi le domande giuste il primo passo per conoscersi.

E se iniziassimo a guardarci con occhi diversi?

Non esiste necessariamente un’identità definitiva da trovare, né una personalità da correggere per diventare finalmente adeguati.

Siamo persone in evoluzione, fatte di risorse, fragilità, desideri, esperienze e contraddizioni.

Conoscersi significa imparare a stare in relazione con tutto questo, senza paura di ciò che potremmo scoprire e senza la necessità di giudicarci continuamente.

Perché il rapporto più importante che costruiamo nel corso della vita è anche quello con noi stessi.

E forse, prima ancora di chiederci chi siamo, potremmo iniziare con una domanda più semplice:

«Quanto mi concedo davvero di essere me stesso?»


Personality Lab – Uno spazio per comprenderti

Conoscersi è un percorso personale, fatto di domande, scoperte e piccoli cambiamenti.

A volte bastano il tempo, l’ascolto di sé e la disponibilità a guardarsi con occhi nuovi per trovare le proprie risposte.

Altre volte, confrontarsi con qualcuno può aiutare a vedere ciò che da soli facciamo più fatica a riconoscere.

In questo percorso, Personality Lab può essere uno spazio di ascolto, riflessione e condivisione, nel quale sentirsi accolti e liberi di esplorare se stessi, senza giudizio e senza aspettative.

Perché ognuno ha le proprie risorse e i propri tempi. E non sempre è necessario fare tutto da soli.

Contattaci senza impegno.

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