Emozioni e memoria: come le emozioni influenzano ciò che ricordiamo

4–6 minuti
Ogni ricordo porta con sé un’emozione. Ed è proprio l’emozione a renderlo significativo.
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Il cervello non registra: seleziona

Ogni giorno vediamo, ascoltiamo, tocchiamo, annusiamo e percepiamo una quantità enorme di informazioni.

Eppure non ricordiamo quasi nulla.

Non è un difetto. È il modo in cui funziona il nostro cervello.

Prima di trasformare un’esperienza in una traccia di memoria più stabile, il sistema nervoso ne valuta la rilevanza. E una delle informazioni più importanti è la sua componente emotiva.

In altre parole:

non ricordiamo tutto ciò che ci accade. Ricordiamo più facilmente ciò che, per qualche ragione, ci ha coinvolto.

L’emozione è un evidenziatore

Pensiamo a una giornata qualsiasi.

Potremmo non ricordare cosa abbiamo mangiato ieri a pranzo.

Ma potremmo ricordare perfettamente una telefonata ricevuta anni fa, una frase che ci ha ferito, il momento in cui abbiamo ricevuto una buona notizia o il luogo in cui abbiamo vissuto un’esperienza particolarmente intensa.

Perché?

Perché l’emozione può funzionare come un evidenziatore mentale.

Quando qualcosa ci sorprende, ci entusiasma, ci spaventa, ci ferisce o ci coinvolge profondamente, aumenta la nostra attenzione verso quell’evento.

Nel processo sono coinvolte anche strutture cerebrali come amigdala e ippocampo, che partecipano rispettivamente all’elaborazione della rilevanza emotiva e alla formazione e organizzazione dei ricordi.

L’esperienza non viene quindi semplicemente “registrata”.

Viene selezionata, elaborata e collegata a ciò che significa per noi.

Ecco perché ricordiamo come ci siamo sentiti

Ci sono ricordi che sembrano avere una particolare intensità.

Non ricordiamo soltanto una scena.

Ricordiamo la sensazione che l’accompagnava.

Il nodo allo stomaco prima di un esame.

La vergogna dopo una frase pronunciata davanti agli altri.

La leggerezza provata quando finalmente qualcosa è andato bene.

La paura di fronte a una situazione che non sapevamo come affrontare.

La sensazione di essere stati visti, accolti, riconosciuti.

L’emozione diventa parte del ricordo.

E questo può avere conseguenze anche molti anni dopo.

Ma un ricordo molto intenso non è necessariamente un ricordo preciso

Qui c’è un punto fondamentale.

La memoria non è una videocamera.

Ogni volta che ricordiamo qualcosa, il ricordo può essere influenzato dal tempo trascorso, dalle esperienze successive, dalle nostre convinzioni e dal significato che attribuiamo oggi a ciò che è accaduto.

Per questo possiamo essere assolutamente convinti di ricordare qualcosa in un certo modo e, allo stesso tempo, avere una ricostruzione non completamente accurata dell’evento.

L’intensità emotiva e la precisione del ricordo non sono la stessa cosa.

Ricordare intensamente non significa ricordare perfettamente.

Il passato può continuare a parlare attraverso il presente

Un’esperienza emotivamente significativa può diventare una sorta di riferimento per interpretare situazioni future.

Se in passato siamo stati umiliati quando abbiamo espresso un’opinione, potremmo diventare particolarmente sensibili al giudizio degli altri.

Se abbiamo sperimentato un ambiente lavorativo fortemente competitivo, potremmo percepire come minacciosa anche una normale richiesta di prestazione.

Se invece abbiamo vissuto un’esperienza di fiducia e riconoscimento, quella stessa esperienza può diventare una risorsa interna da cui attingere nei momenti difficili.

Il cervello utilizza continuamente ciò che ha imparato per prevedere e interpretare ciò che sta accadendo.

Ed è proprio qui che passato e presente possono confondersi.

Quando una vecchia emozione entra in una situazione nuova

Ti è mai capitato di reagire in modo molto intenso a una situazione apparentemente piccola?

Una critica.

Un messaggio senza risposta.

Un collega che non ti coinvolge.

Una persona che cambia improvvisamente tono.

A volte la reazione emotiva sembra sproporzionata rispetto a ciò che sta realmente accadendo.

Non significa necessariamente che “stiamo esagerando”.

Potrebbe essere che quella situazione abbia attivato qualcosa che il nostro cervello conosce già.

Una vecchia esperienza.

Un vecchio timore.

Un vecchio significato.

Ed ecco allora una domanda molto più utile di “Perché reagisco così?”:

“Che cosa sta riconoscendo il mio cervello in questa situazione?”

Non possiamo scegliere le emozioni. Possiamo imparare ad ascoltarle.

Questo non significa vivere cercando di eliminare le emozioni negative.

La paura ha una funzione.

La rabbia ha una funzione.

La tristezza ha una funzione.

Anche il disagio può contenere informazioni importanti.

Il punto non è evitare le emozioni, ma imparare a riconoscerle senza lasciare che siano automaticamente loro a decidere il significato di ciò che accade.

Possiamo fermarci.

Osservare.

Chiederci se la nostra reazione appartiene completamente al presente oppure se il presente sta riattivando qualcosa che abbiamo già imparato.

È un piccolo spazio di consapevolezza.

Ma proprio in quello spazio può nascere una possibilità nuova: rispondere invece di reagire.

Una domanda da portare con sé

La prossima volta che un’emozione ti sembra particolarmente forte, prova a fermarti per qualche secondo.

Chiediti:

Cosa sta succedendo davvero, qui e ora?

Che cosa sto provando?

Quale ricordo, esperienza o significato potrebbe essere stato riattivato?

Questa emozione mi sta aiutando a comprendere il presente oppure mi sta facendo leggere il presente attraverso una storia passata?

Non sempre troverai immediatamente una risposta.

Ma la domanda apre uno spazio.

E quello spazio è già consapevolezza.


Il cervello ricorda ciò che per noi conta

Alla fine, forse, la frase da cui siamo partiti può essere letta in un modo ancora più profondo:

prima ancora di ricordare, il nostro cervello cerca di capire che cosa conta.

Le emozioni contribuiscono a stabilire cosa merita attenzione, cosa deve essere appreso e cosa potrebbe essere utile ricordare.

Per questo lavorare sulla consapevolezza delle proprie emozioni non significa soltanto “stare meglio”.

Significa anche conoscere meglio il modo in cui costruiamo la nostra esperienza del mondo.

E, qualche volta, scoprire che ciò che sentiamo oggi appartiene solo in parte a ciò che sta accadendo oggi.

In PersonalityLab lavoriamo sulla persona, sulle relazioni e sul benessere attraverso uno sguardo psicologico concreto e orientato alla consapevolezza.

Se c’è una situazione che continui a vivere con la sensazione di reagire sempre nello stesso modo, può essere utile fermarsi e comprenderne meglio il significato.

A volte cambiare prospettiva è il primo passo per cambiare risposta.

Scopri i percorsi e i servizi di PersonalityLab.ch.

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