
Siamo esseri sociali. Abbiamo bisogno degli altri, ma abbiamo anche bisogno di imparare a scegliere le relazioni che ci fanno bene.
Abbiamo bisogno di stare con gli altri. Di parlare, condividere esperienze, confrontarci, sentirci parte di qualcosa. Le relazioni sono una componente fondamentale della nostra vita e contribuiscono al nostro benessere emotivo e psicologico.
Eppure, c’è un aspetto sul quale forse ci soffermiamo troppo poco: non conta soltanto avere persone intorno, conta anche come ci sentiamo quando siamo con loro.
Ci sono persone che, dopo averle incontrate, ci lasciano una sensazione di leggerezza. Ci fanno sorridere, ci stimolano, ci aiutano a guardare le cose da un’altra prospettiva. A volte ci trasmettono entusiasmo, altre volte ci fanno semplicemente sentire accolti e liberi di essere noi stessi.
E poi ci sono relazioni che sembrano avere l’effetto opposto.
Persone che trovano sempre qualcosa che non va, che vedono soprattutto i problemi, che svalutano le idee degli altri o riportano ogni conversazione sul terreno della critica e del malcontento. Relazioni nelle quali finiamo per sentirci più insicuri, demotivati o stanchi.
Naturalmente, tutti abbiamo momenti difficili. Tutti possiamo essere negativi, lamentarci o avere bisogno di qualcuno che ci ascolti. Il problema non è la negatività occasionale, ma ciò che accade quando una relazione diventa abitualmente fonte di tensione, scoraggiamento o disagio.
L’influenza silenziosa delle persone che frequentiamo
Le persone che frequentiamo contribuiscono, spesso senza che ce ne rendiamo conto, a costruire il nostro modo di vedere il mondo.
Attraverso le relazioni apprendiamo comportamenti, assorbiamo atteggiamenti, sviluppiamo abitudini e modifichiamo le nostre aspettative. L’entusiasmo può essere contagioso, così come lo possono essere il pessimismo e la sfiducia.
Pensiamo, per esempio, a quanto possa cambiare il nostro atteggiamento quando frequentiamo una persona curiosa, attiva, capace di prendersi cura di sé. La sua presenza può stimolarci a fare altrettanto, non perché ci imponga un modello, ma perché ci mostra una possibilità.
Al contrario, trascorrere molto tempo in ambienti in cui prevalgono lamentela, giudizio e sfiducia può rendere più difficile mantenere entusiasmo e motivazione.
Questo non significa che gli altri siano responsabili del nostro stato d’animo o che dobbiamo cercare soltanto persone sempre positive. Significa riconoscere che l’ambiente relazionale nel quale viviamo ha un peso e che possiamo imparare a prendercene cura.
Perché facciamo fatica ad allontanarci dalle relazioni negative?
A volte continuiamo a frequentare persone con cui non stiamo bene per abitudine, per senso del dovere, per paura di ferire qualcuno o semplicemente perché temiamo la solitudine.
Altre volte non riconosciamo subito l’effetto che una relazione ha su di noi. Ci abituiamo alle critiche, giustifichiamo continuamente certi comportamenti o pensiamo che spetti a noi cambiare l’atteggiamento dell’altra persona.
Ma una relazione non deve necessariamente diventare conflittuale perché sia legittimo ridimensionarla.
Possiamo voler bene a qualcuno e, allo stesso tempo, riconoscere che abbiamo bisogno di porre dei limiti. Possiamo comprendere le difficoltà di una persona senza farci carico di ogni suo problema. Possiamo essere disponibili senza rinunciare continuamente alla nostra serenità.
Proteggere il proprio benessere non significa essere egoisti. Significa riconoscere che anche le nostre energie emotive hanno un valore.
Imparare a scegliere, senza giudicare
Scegliere le persone di cui circondarci non significa classificare gli altri in buoni e cattivi, né eliminare dalla nostra vita chi non la pensa come noi.
Significa osservare con maggiore attenzione le nostre relazioni e porci alcune domande:
- Come mi sento, abitualmente, dopo aver trascorso del tempo con questa persona?
- Mi sento ascoltato e rispettato, oppure spesso giudicato e sminuito?
- Questa relazione lascia spazio anche ai miei bisogni, oppure sono sempre io ad adattarmi?
- Riesco a essere me stesso o sento di dovermi continuamente difendere?
- C’è reciprocità, oppure sono sempre io a sostenere, comprendere e dare?
Non dobbiamo aspettarci che ogni incontro ci renda felici. Le relazioni autentiche comprendono anche confronti difficili, dissensi e momenti di fatica. La differenza sta nel rispetto, nella reciprocità e nella possibilità di ritrovare un equilibrio.
Circondarsi delle persone giuste è una forma di cura
Non possiamo controllare il comportamento degli altri, ma possiamo decidere quanto spazio concedere alle relazioni, quali confini stabilire e con chi desideriamo condividere la nostra quotidianità.
Possiamo scegliere persone che ci ascoltano, che ci incoraggiano senza compiacerci sempre, che sanno essere sincere senza ferire e che ci aiutano a vedere possibilità, non soltanto ostacoli.
E possiamo imparare a prendere le distanze, quando necessario, da quelle dinamiche che si ripetono e ci fanno stare male.
Perché il nostro benessere non dipende esclusivamente da ciò che facciamo per noi stessi. Dipende anche, almeno in parte, dalle relazioni che coltiviamo ogni giorno.
Forse vale la pena ricordarlo più spesso: abbiamo bisogno degli altri, ma abbiamo anche il diritto di scegliere relazioni nelle quali stare bene.
La domanda da cui partire è semplice: le persone che fanno parte della mia vita contribuiscono alla mia serenità, alla mia crescita e alla mia autenticità?
Non serve avere tante persone intorno. Serve riconoscere quelle con cui la nostra vita diventa più ricca, più libera e più nostra.
Comprendere come viviamo i nostri rapporti è il primo passo per costruire legami più autentici ed equilibrati, imparando a riconoscere i nostri bisogni e a stabilire confini sani.
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